La prima parola. Fu la prima parola che diede inizio a tutto. In fondo da cosa si inizia se non dalla prima parola, da una prima lettera buttata lì per essere raccolta?
Furono le sue mani che si tesero per prenderla quella prima parola caduta a terra, un po' come una pietra, ma che ripresa, aveva il peso di una piuma. Mi venne in mente lo struzzo. Parole di struzzi, sì, proprio quelle, come quando ci si racconta qualcosa ma poi per la vergogna di averla raccontata si mette la testa sotto tre metri di sabbia per far tacere la bocca. Salata.
Una parola salata. Fu proprio una parola salata che diede vita a questa storia. La sua prima parola infatti fu "mare".
"Mare!", disse lei.
Voleva andare tutte le domeniche al mare. Un po' come un cattolico dice di voler andare tutte le domeniche in chiesa. Lei si voleva spiaggiare, spalmare sulla sabbia, restare ore e ore a bruciarsi coi raggi del sole che piano sarebbero filtrati nella pelle sempre più a fondo, facendo andare in tilt il DNA, sterminando cellule come radiazioni nucleari, spappolandole, dividendole, incenerendole, pelle secca che poi muore, anno dopo anno, senza più ricostruirisi, anno dopo anno il sole avrebbe fatto il proprio lavoro e da un lettino di sabbia lei sarebbe prima o poi passata in un lettino di ospedale, a fare chemioterapia. Cancro alla pelle lo chiamano. Tumore.
martedì 22 settembre 2009
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